La Grazia
Regia di Paolo Sorrentino.
Con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano.
Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica, è a fine mandato; è infatti entrato nel semestre bianco.
Vedovo da otto anni della moglie Aurora che gli manca sempre tantissimo, cattolico e autore di un manuale di diritto penale definito come l'Himalaya K3, ha due figli: Dorotea, giurista come lui, è sempre al suo fianco e gli controlla sempre i pasti per un'alimentazione sana; Riccardo, musicista (ma non di musica classica come lui aveva sperato) vive a Montréal.
Ma soprattutto si trova davanti a due dilemmi morali.Il primo riguarda la richiesta di grazia per Isa Rocca che ha fatto fuori il marito nel sonno dopo essere stata a lungo maltrattata e per Cristiano Arpa, che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer.
Il secondo: non sa se firmare o no la legge sul diritto all'eutanasia. Sono dubbi che lo tormentano, assieme a un passato che più volta riaffiora e di cui cerca di scoprire delle verità nascoste.
In La grazia ci sono dei legami indissolubili che durano da anni (l'amica Coco Valori), la presenza di fotografie, ricordi del passato, ma soprattutto l'immagine della moglie del Presidente che cammina nei boschi. Forse un flashback, forse una visione, forse un sogno, forse tutte e tre le cose.
Nei primi piani su Servillo il passato scorre continuamente sui suoi occhi accanto alle questioni scottanti (grazia, eutanasia) che deve cercare di risolvere prima della fine del suo mandato.
Nel suo volto si avverte il senso opprimente dell'attesa simile a quella di Titta Di Girolamo in Le conseguenze dell'amore. In più il suo ruolo istituzionale alternato, anzi sovrapposto con la sua dimensione privata, richiama le figure di Giulio Andreotti in Il divo e Silvio Berlusconi in Loro.
Le parole del Papa, di colore, che si muove in scooter in uno dei movimenti riconoscibilissimi del cinema del regista, lo mettono davanti a un bivio: "Il passato è un peso, il futuro un vuoto".
Sabato 14 febbraio
Ore 21.00
Domenica 15 febbraio
Ore 16.00 e 21.00
Lunedì 16 febbraio
Ore 21.00
BIGLIETTI:
Interi Euro 6.00
Ridotti Euro 5.00
Lavoreremo da grandi
Regia di Antonio Albanese.
Con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero.
Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua ad immaginarsi grande musicista, ma partorisce solo creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l'hanno sfruttato e ora lo detestano, e due figli: Toni, che entra ed esce di prigione, dalla prima moglie, e la malmostosa Giulia dalla seconda.
Beppe fa l'idraulico e abita con una mamma asfissiante, è innamorato della cugina poliziotta che non lo degna di uno sguardo e bersagliato dalle chiamate notturne di una cliente impaziente. Gigi contava sull'eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole.
Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell'ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
Lavoreremo da grandi è la sesta regia di Antonio Albanese, anche autore della sceneggiatura insieme al consueto sodale Piero Guerrera, già autore di vari film con e di Albanese, che qui si ritaglia il ruolo di Umberto.
In Lavoreremo da grandi invece la realtà sembra lasciare il posto ad una serie di domande sulla credibilità della storia e la sua tenuta drammaturgica: cosa aggiungono alla trama apparizioni improbabili come la escort Pink e il rapper Mario Mario (forse un'eco del mitico Pier Piero), vestito come un boomer può immaginare un rapper? Perché il film si intitola Lavoreremo da grandi quando Beppe fa l'idraulico? Ma soprattutto, perché il ruolo di Toni resta indefinito dall'inizio alla fine? E qual è il contributo narrativo di Gigi, che sembra il cadavere di Weekend con il morto, ma non dà luogo ad alcuna situazione comica?
Hamnet
Nel nome del figlio
Regia di Chloé Zhao. Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot.
Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell'autrice irlandese Maggie O'Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Anne Hathaway, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni
Quell'episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O'Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. "Hamlet" è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.
Ambientato nella seconda metà del '500, il film di Chloé Zhao segue al suo Oscar per Nomadland e al suo salto triplo nel mondo Marvel con Eternals.
Hamnet dà ampio spazio alla figura della moglie di Shakespeare, ribattezzata Agnes, quasi primordiale nella sua capacità di provare ogni emozione fino in fondo e quasi sciamanica in quella di prevedere il futuro, "figlia di una strega del bosco". Agnes vive la maternità in maniera assoluta e viscerale, mentre William è una figura poetica e gentile, un uomo timido ma appassionato figlio di un padre violento che lo umilia definendo inutile il suo talento, più giovane della moglie e meno in sintonia con tutto ciò che di naturale lo circonda.
Agnes invece è una creatura boschiva, nel senso che è assai presente e potente il suo legame con la natura, che del resto all'epoca entrava prepotentemente nella vita di tutti, con i suoi doni come con i suoi eccessi. Intorno a loro si aggira il pericolo della peste, malanno perpetuato dall'uomo, e ogni pianta è una possibile medicina: ma non abbastanza potente da fronteggiare il male oscuro, in senso reale e metaforico.
Jessie Buckley si getta a capofitto nell'interpretazione impavida di questa donna selvatica e fieramente determinata, il cui "animale da compagnia" è un falco. La sua caratterizzazione è violenta e ancestrale, cruda e straziante, alternativamente sanguigna ed eterea.
Sabato
21 febbraio 2026
Ore 16.00
INGRESSI:
Bambini minori di 3 anni ingresso gratuito.
Bambini maggiori di 3 anni Euro 2.00.
Accompagnatori Euro 5.00.

Compagnia “Il Sipario Onirico”
Raperonzolo
Commedia per ragazzi e famiglie liberamente ispirata alla fiaba dei fratelli Grimm.
Drammaturgia e Regia: Fabio TOSATO
Con: Elisa BENEDETTI, Mariangela DAMIANO, Fabio TOSATO
Raperonzolo, una giovane fanciulla con una lunghissima treccia di capelli, confinata in una torre inviolabile; chi l'avrà rinchiusa?
Una vecchia strega malvagia oppure l'anziana madre preoccupata di salvaguardare la propria figliola dai pericoli del mondo esterno?!
Ecco così che Raperonzolo, si rivela essere una fiaba per bambini ma che parla anche al cuore dei genitori.
Vai al Sito di Sipario Onirico
Spettacolo per bambini dai 4 anni
Venerdì
27 febbraio 2026
Ore 21.00
INGRESSI:
Biglietti Interi Euro 12.00
Biglietti Ridotti Euro 10.00

Uno Ti Aspetta
Uno spettacolo dedicato ai racconti di Dino Buzzati che alterna toni ironici, grotteschi a temi universali come la giovinezza, il ricordo, il mistero della vita e i grandi interrogativi dell'esistenza.”
Diretto da: Filippo USELLINI
Con: Filippo USELLINI e Sofia GENOVESI
I testi che verranno recitati sono questi racconti di Dino Buzzati:
“Jago” da “Il Colombre”
“Una lettera d’amore” da “Sessanta racconti”
“Povero bambino” da “Il Colombre”
“Composizione fotografica” da “Siamo spiacenti di..”
“Uno ti aspetta” da “In quel preciso momento”
“UNO TI ASPETTA” è uno spettacolo basato sulla straordinaria potenza evocativa di Dino Buzzati, autore visionario e poetico, capace come pochi altri di raccontare l'invisibile, la dimensione onirica, il destino, il senso del mistero.
Alcuni suoi racconti – piccoli grandi capolavori di immaginazione – vengono qui condivisi in un linguaggio teatrale con forza, delicatezza e meraviglia. Attraverso i due interpreti in scena, i personaggi di Buzzati prendono letteralmente corpo creando emozione, tensione, sorpresa. Il surreale si mescola al quotidiano con naturalezza, come accade nei sogni.
La signora Almerina Buzzati, vedova dello scrittore, vide lo spettacolo in più occasioni e ne fu profondamente emozionata e divertita. Ne incoraggiò con calore la diffusione, apprezzando la fedeltà ai testi e l’intensità dell'esperienza teatrale.
Nel 2026 ricorre il centoventesimo anniversario della nascita di Dino Buzzati, un’occasione per rendere omaggio a un autore italiano la cui memoria rimane, attraverso gli anni, sempre viva.
È uno spettacolo per chi adora Buzzati. Per chi non lo conosce ancora. Per chi è attratto dai confini tra realtà e incanto. Per chi ama il teatro e per chi non ha l'abitudine di andarci. In breve, è per tutti. Anche per bambini dagli 8 anni in su.
Biglietti Interi Euro 15.00
Biglietti Ridotti Euro 12.00
RIDUZIONI: maggiori di 65 o minori di 12 anni.
Venerdì
13 marzo 2026
Ore 21.00
Compagnia "Creadiva"
The speech
Con: Alessandro BIANCHI