Sabato 28 marzo
Ore 21.00
Domenica 29 marzo
Ore 16.00 - 21.00
Lunedì 30 marzo
Ore 21.0
BIGLIETTI:
Interi Euro 6.00
Ridotti Euro 5.00
Il Bene Comune
Regia di Rocco Papaleo.
Con Claudia Pandolfi, Rocco Papaleo, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Andrea Fuorto.
Biagio Riccio è un sognatore nato in un piccolo paese che dopo una breve carriera militare (terminata quando lui ha insistito per fare la "cosa giusta") è diventato una guida turistica, specializzandosi nel suo territorio natale, a metà fra la Lucania e la Calabria.
Un giorno riceve la telefonata di Raffaella Cursaro, un'attrice di non troppo successo che gestisce un laboratorio teatrale presso una casa di accoglienza.
Il laboratorio invita le detenute a immaginarsi come alberi, e Raffaella ha pensato di portarle a vedere da vicino il Pino Loricato, una pianta centenaria che riesce a sopravvivere in condizioni estreme ed è per questo considerato un simbolo di resilienza.
A seguire Biagio e suo nipote Luciano, un ventenne che ha rinunciato all'università e nell'attesa di capire cosa vorrà fare della sua vita si allena nella corsa, sono quattro donne: Samanta, finita nei guai per raccogliere i soldi necessari a sfuggire al marito violento; Fiammetta, cantautrice che si è vendicata di una manager fedifraga; Anny, ingegnere informatica improvvisatasi hacker; e Gurdun, infermiera improvvisatasi rapinatrice.
Non solo nei suoi film c'è spesso un/a musicista (Max Gazzè, Giorgia, e ora la cantautrice Livia Ferri, che qui ha il ruolo di Fammetta), ma il ritmo della narrazione è quello dell'improvvisazione jazz, accompagnato tanto dalle belle musiche di Michele Braga quanto da singoli brani scritti dallo stesso Papaleo per l'occasione e arrangiati da Braga (più un inedito di Livia Ferri).
Il film è a un passo dal musical (e forse avrebbe dovuto diventarlo al 100%) e si sviluppa in modo ondivago e smarginato, qualche volta perdendo il filo della narrazione in una serie di divagazioni e flashback che sembrano variazioni sul tema musicale portante, altre riacchiappandolo al volo (e per un pelo).
Il Dio dell'Amore
Regia di Francesco Lagi.
Con Corrado Fortuna, Francesco Colella, Benedetta Cimatti, Vinicio Marchioni.
Il poeta Publio Ovidio Nasone, "autore di best seller sempreverdi", si aggira per la Roma di oggi, seguendo il percorso di varie coppie, ognuna in qualche modo collegata anche alla coppia successiva.
La giornalista Ada, dopo tanti tentativi andati a vuoto, si scopre incinta non del compagno docente d'arte Filippo, ma di un antico ex, il musicista Pietro. Filippo a sua volta ha una giovane amante, l'allieva e cameriera part time Silvia, che attira anche le attenzioni di Arianna, cardiochirurga moglie di Ester.
La psicoterapeuta Ester è invece attratta anche da un suo paziente, l'autista di bus Jacopo, che è ossessionato dalla sua ex Linda, guarda caso attuale compagna di...Pietro.
Il cerchio è completo, anzi, il Girotondo, come nella commedia di Arthur Schnitzler, diventata poi il film Il piacere e l'amore di Max Ophüls.
Ma ci sono anche tracce di Love Actually e tanto Woody Allen in Il dio dell'amore, commedia romantica olistica in cui i movimenti del cuore "ci attraversano tutti in una continua metamorfosi", come dice Ovidio autocitando la sua opera più nota.
Francesco Lagi, che dirige e cofirma la sceneggiatura di Il dio dell'amore insieme a Enrico Audenino, fa il giro delle passioni più o meno corrisposte, seguendo i suoi personaggi attraverso le quattro stagioni dell'anno come se fossero tessere vaganti di un mosaico che fatica a ricomporsi, e ricordando che vale sempre raccontare l'amore, perché "di cosa si può scrivere altrimenti?".
La sua mano leggera e la sua regia competente, che alterna inquadrature canoniche a brevi sequenze girate in camera a mano come frammenti di home movies, con tanto di sguardi in macchina dei protagonisti, scompone e ricompone continuamente non solo le coppie, ma anche i luoghi, dato che la storia d'amore è anche con una Roma geograficamente corretta e insolitamente spopolata, in modo da farci vedere bene i luoghi celebri di solito nascoste dalle folle di turisti - Trinità dei Monti, Fontana di Trevi, la Galleria Borghese, e via elencando.
Un anno di scuola
Regia di Laura Samani.
Con Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno, Magnus Krepper.
Anno scolastico 2007-2008. Fredrika, studentessa svedese, si trasferisce a Trieste a seguito del padre, assunto da un'azienda locale con l'incarico di provvedere ad una serie di licenziamenti.
Si iscrive ad un ITIS frequentato interamente da maschi, e la sua presenza non può che funzionare da reagente, e forse anche da detonatore. In particolare Fredrika, immediatamente ribattezzata Fred dal "boys club" locale, lega con tre compagni di classe: l'arrogante Pasini, l'irredentista Mitis e l'alternativo Antero, verso cui la ragazza prova immediata attrazione.
Le giornate, e le occasionali notti, del trio attraversano una Trieste che allarga i confini ed esplora la sua mutevole identità, si consumano in scherzi, grandi bevute e avventure estemporanee, con la gioia e il turbamento della reciproca scoperta, finché le dinamiche del gruppo maschile cominceranno a risentire del (bellissimo) corpo estraneo che si è incuneato fra loro.
Era da tempo che non si vedeva un'adolescenza, in particolare femminile, raccontata come un'occasione di crescita anche dolorosa ma non dolorista, senza risvolti penali, ma certamente non priva di denunce socioculturali.
Ed era da tempo che una regia non raccontava così bene una provincia non romana attraverso i suoi giovani e i suoi dialetti, rimanendo anche fedele ad uno slang locale irripetibile altrove.
Dopo il folgorante esordio con Piccolo corpo la regista e sceneggiatrice Laura Samani porta sul grande schermo (la cui grandezza è necessaria per raccontare questa storia piccola solo nella sua quotidianità) Un anno di scuola, adattamento (cofirmato da Elisa Dondi) del romanzo omonimo di Giani Stuparich, che mostra come dal 1909 agli anni Ottanta non sia cambiato poi molto nelle dinamiche fra maschi e femmine in Italia: anche se per ricreare l'anomalia di un'unica ragazza in una classe di soli maschi oggi è stato necessario farne una straniera proveniente da un Paese in cui la parità di genere è un dato reale.
Samani dirige con formidabile maestria un quartetto di interpreti alla prima esperienza sullo schermo, ognuno efficacissimo nell'incarnare non solo un personaggio, ma un momento nella vita di quelle creature ancora duttili che sono gli adolescenti.