
Uno Ti Aspetta
Uno spettacolo dedicato ai racconti di Dino Buzzati che alterna toni ironici, grotteschi a temi universali come la giovinezza, il ricordo, il mistero della vita e i grandi interrogativi dell'esistenza.”
Diretto da: Filippo USELLINI
Con: Filippo USELLINI e Sofia GENOVESI
I testi che verranno recitati sono questi racconti di Dino Buzzati:
“Jago” da “Il Colombre”
“Una lettera d’amore” da “Sessanta racconti”
“Povero bambino” da “Il Colombre”
“Composizione fotografica” da “Siamo spiacenti di..”
“Uno ti aspetta” da “In quel preciso momento”
“UNO TI ASPETTA” è uno spettacolo basato sulla straordinaria potenza evocativa di Dino Buzzati, autore visionario e poetico, capace come pochi altri di raccontare l'invisibile, la dimensione onirica, il destino, il senso del mistero.
Alcuni suoi racconti – piccoli grandi capolavori di immaginazione – vengono qui condivisi in un linguaggio teatrale con forza, delicatezza e meraviglia. Attraverso i due interpreti in scena, i personaggi di Buzzati prendono letteralmente corpo creando emozione, tensione, sorpresa. Il surreale si mescola al quotidiano con naturalezza, come accade nei sogni.
La signora Almerina Buzzati, vedova dello scrittore, vide lo spettacolo in più occasioni e ne fu profondamente emozionata e divertita. Ne incoraggiò con calore la diffusione, apprezzando la fedeltà ai testi e l’intensità dell'esperienza teatrale.
Nel 2026 ricorre il centoventesimo anniversario della nascita di Dino Buzzati, un’occasione per rendere omaggio a un autore italiano la cui memoria rimane, attraverso gli anni, sempre viva.
È uno spettacolo per chi adora Buzzati. Per chi non lo conosce ancora. Per chi è attratto dai confini tra realtà e incanto. Per chi ama il teatro e per chi non ha l'abitudine di andarci. In breve, è per tutti. Anche per bambini dagli 8 anni in su.
Sabato 28 febbraio
Ore 21.00
Domenica 1° marzo
Ore 16.00 - 21.00
Lunedì 2 marzo
Ore 21.00
BIGLIETTI:
Interi Euro 6.00
Ridotti Euro 5.00
Hamnet
Nel nome del figlio
Regia di Chloé Zhao. Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot.
Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell'autrice irlandese Maggie O'Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Anne Hathaway, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni
Quell'episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O'Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. "Hamlet" è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.
Ambientato nella seconda metà del '500, il film di Chloé Zhao segue al suo Oscar per Nomadland e al suo salto triplo nel mondo Marvel con Eternals.
Hamnet dà ampio spazio alla figura della moglie di Shakespeare, ribattezzata Agnes, quasi primordiale nella sua capacità di provare ogni emozione fino in fondo e quasi sciamanica in quella di prevedere il futuro, "figlia di una strega del bosco". Agnes vive la maternità in maniera assoluta e viscerale, mentre William è una figura poetica e gentile, un uomo timido ma appassionato figlio di un padre violento che lo umilia definendo inutile il suo talento, più giovane della moglie e meno in sintonia con tutto ciò che di naturale lo circonda.
Agnes invece è una creatura boschiva, nel senso che è assai presente e potente il suo legame con la natura, che del resto all'epoca entrava prepotentemente nella vita di tutti, con i suoi doni come con i suoi eccessi. Intorno a loro si aggira il pericolo della peste, malanno perpetuato dall'uomo, e ogni pianta è una possibile medicina: ma non abbastanza potente da fronteggiare il male oscuro, in senso reale e metaforico.
Jessie Buckley si getta a capofitto nell'interpretazione impavida di questa donna selvatica e fieramente determinata, il cui "animale da compagnia" è un falco. La sua caratterizzazione è violenta e ancestrale, cruda e straziante, alternativamente sanguigna ed eterea.
Sabato 7 marzo
Ore 21.00
Domenica 8 marzo
Ore 16.00 - 21.00
Lunedì 9 marzo
Ore 21.00
BIGLIETTI:
Interi Euro 6.00
Ridotti Euro 5.00
Cime tempestose
Regia di Emerald Fennell.
Con Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver.
Fin da bambini il legame fra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso tutto al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile.
Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una reazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall'umiliazione in arrivo e cerca fortuna all'estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e acquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata ad Edgard, e per i due inizierà quell'inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati fin dall'infanzia.
Cime tempestose è l'ennesimo adattamento del romanzo di Emily Brontë già portato più volte sul grande schermo, a cominciare dal classico film del 1939 diretto da William Wyler e interpretato da Merle Oberon e Laurence Olivier, così come sul piccolo schermo, compresa la versione del 1992 di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Quest'ultima trasposizione porta la firma inconfondibile di Emerald Fennell, la regista di Una donna promettente e soprattutto di Saltburn, orgoglioso mix di trash e pop che vedeva fra i suoi interpreti sia Jacob Elordi, che in Cime tempestose edizione 2026 è il nuovo Heathcliff, che Alison Oliver, che intrepreta l'ingenua Isabella, la protetta di Edgard.
Fennell si getta a capofitto in questa celebre storia di passione e tradimenti creando il suo consueto universo glamour e barocco, a metà fra lo storico-pop di Sofia Coppola e il pink romance degli Harmony, senza temere gli sconfinamenti nel kitch e nel trash.
Il suo stile è aggiornato ai tempi e ai gusti del pubblico social, e ha l'intrattenimento visivo come priorità assoluta. Fennell realizza guilty pleasures senza remore e i suoi film, rigorosamente in costume (anche quando ambientati nella contemporaneità), appaiono riccamente decorati e intensamente colorati (qui la palette è soprattutto di rossi sgargianti e azzurri intensi), estremamente godibili da un punto di vista pop estetico, e direttamente contrapposti al bon ton minimalista e polveroso dell'universo Merchant-Ivory.
Anche i sentimenti in scena sono raffigurati nella loro dimensione eccessiva e ridondante, il che è adeguato ad una storia di attrazione fatale delirante, ad alto potenziale di umorismo involontario (e Fennel si concede qualche punta di ironia soprattutto nel ritratto di Edgard e Isabella).
Venerdì
13 marzo 2026
Ore 21.00
Biglietti Interi Euro 15.00
Biglietti Ridotti Euro 12.00
RIDUZIONI:
maggiori di 65
minori di 12 anni

Compagnia "Creadiva"
The speech
Scritto da: Alessandro BIANCHI e Paolo SERRA
Regia di: Paolo SERRA
Con: Alessandro BIANCHI
LESC DUBROV, Presidente lituano della Commissione Lavoro ed Etica dell’Unione Europea, durante il suo comizio perde inconsapevolmente il governo del suo pensiero e delle sue parole.
Il traduttore sottopagato Achille, protagonista occulto, prende il controllo del discorso costringendo il politico a seguirlo in un crescendo surreale di situazioni comiche, umilianti e deliranti.
Il progetto di vendetta si compirà grazie alla complicità del pubblico.