Sabato 4 aprile
Ore 21.00
Domenica 5 aprile
Ore 16.00 - 21.00
Lunedì 6 aprile
Ore 21.0
BIGLIETTI:
Interi Euro 6.00
Ridotti Euro 5.00
Il Dio dell'Amore
Regia di Francesco Lagi.
Con Corrado Fortuna, Francesco Colella, Benedetta Cimatti, Vinicio Marchioni.
Il poeta Publio Ovidio Nasone, "autore di best seller sempreverdi", si aggira per la Roma di oggi, seguendo il percorso di varie coppie, ognuna in qualche modo collegata anche alla coppia successiva.
La giornalista Ada, dopo tanti tentativi andati a vuoto, si scopre incinta non del compagno docente d'arte Filippo, ma di un antico ex, il musicista Pietro. Filippo a sua volta ha una giovane amante, l'allieva e cameriera part time Silvia, che attira anche le attenzioni di Arianna, cardiochirurga moglie di Ester.
La psicoterapeuta Ester è invece attratta anche da un suo paziente, l'autista di bus Jacopo, che è ossessionato dalla sua ex Linda, guarda caso attuale compagna di...Pietro.
Il cerchio è completo, anzi, il Girotondo, come nella commedia di Arthur Schnitzler, diventata poi il film Il piacere e l'amore di Max Ophüls.
Ma ci sono anche tracce di Love Actually e tanto Woody Allen in Il dio dell'amore, commedia romantica olistica in cui i movimenti del cuore "ci attraversano tutti in una continua metamorfosi", come dice Ovidio autocitando la sua opera più nota.
Francesco Lagi, che dirige e cofirma la sceneggiatura di Il dio dell'amore insieme a Enrico Audenino, fa il giro delle passioni più o meno corrisposte, seguendo i suoi personaggi attraverso le quattro stagioni dell'anno come se fossero tessere vaganti di un mosaico che fatica a ricomporsi, e ricordando che vale sempre raccontare l'amore, perché "di cosa si può scrivere altrimenti?".
La sua mano leggera e la sua regia competente, che alterna inquadrature canoniche a brevi sequenze girate in camera a mano come frammenti di home movies, con tanto di sguardi in macchina dei protagonisti, scompone e ricompone continuamente non solo le coppie, ma anche i luoghi, dato che la storia d'amore è anche con una Roma geograficamente corretta e insolitamente spopolata, in modo da farci vedere bene i luoghi celebri di solito nascoste dalle folle di turisti - Trinità dei Monti, Fontana di Trevi, la Galleria Borghese, e via elencando.
.... che Dio perdona a tutti
Regia di Pif.
Con Giusy Buscemi, Pif, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti.
Sicilia, oggi. Arturo è un agente immobiliare quasi infallibile nel suo lavoro, molto meno nella vita sentimentale. Vive da solo, è piuttosto sfiduciato e coltiva un'unica, incrollabile passione: i dolci. La sua vita si illumina quando incontra quella che è, senza dubbio, la sua anima gemella.
Flora è perfetta: bella, divertente, gentile, brillante... ed è pure pasticciera. Tra loro nasce un amore immediato e travolgente. A dividerli, però, c'è una presenza invisibile ma potentissima: Dio.
Flora è una cattolica fervente, mentre Arturo ha smesso di credere da bambino. Pur di non perdere la donna della sua vita, sceglie di fingersi credente e intraprende un percorso sentimentale e spirituale che lo porterà a confrontarsi con la fede e con la verità.
Questa volta, però, non è solo: ad accompagnarlo c'è un complice davvero inatteso, il Papa.
Cena di classe
Regia di Francesco Mandelli.
Con Beatrice Arnera, Luigi Luciano, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Nicola Nocella.
Alla vigilia del funerale del loro compagno di classe Luca Pozzi gli ex "ragazzi della D", oggi 35enni, si incontrano per una cena commemorativa e scoprono ciò che è successo alle rispettive vite post liceo:.
I due "pappagallini" Laura e Marco si sono sposati e cercano di avere un figlio; la bella Gemma fa la commessa al supermercato; Romeo detto Babbeo si dichiara poliziotto; Michael e Alex, amici inseparabili, si sono persi di vista (e per strada) e Alex è diventato irriconoscibile; il leader dell'occupazione Ludovico fa il cassamortaro; e Daniela, la ragazza con cui "non si è mai messo insieme", fa l'avvocata e ha un marito asfissiante. Il risveglio dopo quella cena, cui è seguita una scorribanda all'interno del vecchio liceo, sarà traumatico: nella nottata precedente è successo di tutto e se ne trova parziale testimonianza in una serie di video che qualcuno ha girato in assenza del regista ufficiale delle scorribande di un tempo, ovvero il defunto Luca: la cui bara è scomparsa, e va trovata prima che suoni la campanella di inizio delle lezioni e prima che si celebri il funerale.
Cena di classe è il quarto film da regista in solitaria (al netto dei due diretti con Fabrizio Biggio) di Francesco Mandelli, e attinge a una serie di titoli di successo, in primis Una notte da leoni, ma anche il nostrano I babysitter, di cui Mandelli è stato coprotagonista, e in secundis il telefilm I ragazzi della terza C come Compagni di scuola di Carlo Verdone, con in più un tocco di Il grande freddo, data la premessa della riunione per il funerale di un amico di gioventù.
La premessa dichiarata è invece l'omonima canzone dei Pinguini tattici nucleari, che riesce a fotografare bene certe riunioni al sapore di sconfitta e di rimpianto.
I temi in gioco sono molto rilevanti, dalla classica riflessione amara e malinconica "chi di noi ha avuto il finale che voleva, o che si meritava?" all'amarezza di una generazione ponte "sfigata" e "fallita", e il suo possibile collegamento con la generazione dei liceali di oggi, che dovranno reagire al mondo privo di prospettive lasciato loro in dote. Peccato che, a fronte soprattutto di quest'ultima promettente intuizione, e al seguito delle regie precedenti di Mandelli, assai sensibili e originali, Cena di classe si riveli una collezione di occasioni cinematografiche mancate.
A cominciare dal fatto che in realtà avrebbe potuto (e probabilmente dovuto) raccontare la generazione del regista, ovvero i medioquarantenni (non a caso alcuni componenti del cast, come Herbert Ballerina e Nicola Nocella, sono coetanei di Mandelli), vero ponte fra il passato di sicurezze e il futuro di precarietà, e grande abbastanza per avere figli della generazione dei liceali di oggi.