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CINEMATOGRAFO LA FILANDA

Venerdì 24 maggio - ore 21.00
Sabato 25 maggio - Ore 21.00
Domenica 26 maggio - Ore 16.00 - 21.00

cattiverie a domicilio

Regia di Thea Sharrock.

Con Olivia Colman, Jessie Buckley,
Anjana Vasan, Timothy Spall

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

PROSSIMAMENTE

il vangelo

secondo maria

Regia di Paolo Zucca.
Con Benedetta Porcaroli,
Alessandro Gassmann,
Lidia Vitale, Leonardo Capuano.

CINEMATOGRAFO LA FILANDA

PROSSIMAMENTE

MARCELLO MIO

Regia di Christophe Honoré.

Con Chiara Mastroianni,
Catherine Deneuve,
Fabrice Luchini, Nicole Garcia

Cinematografo La Filanda

 

Venerdì
23 maggio

Ore 21.00


Sabato
24 maggio

Ore 21.00

 

Domenica
25 maggio

Ore 16.00 - 21.00


 


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Cattiverie a domicilio


Regia di Thea Sharrock.
Con Olivia Colman, Jessie Buckley, Anjana Vasan, Timothy Spall, Malachi Kirby.

 

Nel 1922 a Littlehampton la routine di una piccola cittadina viene sconvolta da una serie di lettere anonime oscene e cariche di insulti, indirizzate a Edith Swan. È una donna devota, cristiana, la sua fama di rettitudine e impeccabilità morale la precede.

Tutto il contrario della sua vicina di casa Rose Gooding, immigrata irlandese vivace, ribelle e anticonformista. Sarà lei la prima sospettata, e subito arrestata, come autrice delle anonime missive. Sarà vero? A fare luce sulla vicenda, una giovane poliziotta poco rispettata, che insieme alle donne di quartiere si impegnerà a scoprire la verità.

Fare commedia in modo arguto, sottile, raffinato, è arte sempre più rara. Appartiene di sicuro alla penna di Johnny Sweet e alla maestria registica di Thea Sharrock, che firmano un'opera deliziosa, scorretta e imperdibile.

Al centro c'è un mistero da risolvere: lettere oscene piene di insulte dal mittente sconosciuto. Siamo nel primo ventennio del Novecento, le donne non sono ben viste in società, e Sharrock ne sottolinea con amara ironia a più riprese la realtà ingiustamente subalterna. A partire dalla protagonista Edith Swan, che vive nella pia devozione cristiana ed è del tutto sottomessa ai voleri e alle isterie del padre/patriarca.

Due personaggi drammatici, resi più interessanti che mai non solo dall'abile scrittura, ma anche dalle titaniche performance degli attori Timothy Spall e Olivia Colman. Quest'ultima offre l'ennesima prova d'attrice maiuscola, riuscendo perfettamente a calarsi nei panni di una donna repressa, che trova una via di sfogo nell'amicizia inattesa con la vicina Rose Gooding. Rose è un personaggio-chiave, rappresenta la forza vitale che viene da fuori, un'immigrata irlandese con tanto di figlia al seguito, sboccata, anticonformista, ribelle, pronta a scoccare freccette sulla testa degli uomini, non certo a farsi comandare da loro.

Anche Jessie Buckley sfoggia una memorabile abilità recitativa, è perfetta nel dare corpo e grinta alla vera "outsider" della storia, una donna moderna, imperfetta, ritenuta "sbagliata" da tutti, eppure profondamente autentica. Il suo modo di vivere decisamente agli antipodi dell'apparente rettitudine di Edith insospettisce, tuttavia, il padre di quest'ultima, che la ritiene colpevole delle anonime sconce missive che gli arrivano in casa. Il sospetto diventa automaticamente accusa ed Edith viene incarcerata.


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Il Vangelo secondo Maria


Regia di Paolo Zucca.
Con Benedetta Porcaroli, Alessandro Gassmann, Lidia Vitale, Leonardo Capuano.

 

Sogna l'Egitto Maria e la grande biblioteca di Alessandria, sogna di andarsene lontano verso freschi giardini dove i frutti si possono mangiare ma il mondo intorno la vuole maritare, scambiandola con pecore e miseria. Selvaggia e ribelle, Maria rifiuta un ricco pretendente e poi è promessa a Giuseppe, un "vecchio gigante" che la rispetta e di cui diventa l'allieva prediletta, perché questa giovane donna vuole conoscere la lingua greca e la meridiana.

Almeno fino a quando un angelo appare, batte le ali e l'annuncia madre del figlio di dio. Per Maria è soltanto un altro uomo a disporre del suo corpo, ingravidandolo. Decisa a fare finalmente la sua volontà, si tufferà tra le braccia di Giuseppe per 'attraversare' insieme la più grande avventura del mondo: l'amore.

Partendo dal romanzo omonimo di Barbara Alberti (Il Vangelo secondo Maria), Paolo Zucca dirige un'anti-narrazione mariana cercando una Maria più 'vera', più compiuta, a cui prova a restituire la sua condizione pienamente umana.

Apolitica e asessuata, nel nostro immaginario è depositata come vergine pia sotto le spoglie di una suora, per elevarla meglio a dea e a irraggiungibile mito verginale. Il Vangelo secondo Maria non si occupa della nascita e della morte del figlio Gesù ma si spinge più indietro nel tempo, ritrovando la sua giovinezza e il suo carattere, segnato dal furore di Erode (Maurizio Lombardi resuscita la parola come Carmelo Bene), e rendendole la sua sessualità e la sua indipendenza.

Nessun processo ai teologi che hanno costruito la visione ufficiale di Maria, di cui si ricorda la dimensione storica e le ambizioni escatologiche. Va da sé che la grazia, l'empatia e le precauzioni non basteranno a placare i credenti ma del resto il cinema, come la scienza, non è fatto per sostenere dogmi.

Giocando in sogno con l'iconografia mariana, la protagonista si sogna statua sacra in processione, Il Vangelo secondo Maria rende Maria più familiare, collocandola nel suo contesto spaziale e temporale. Giovane fanciulla ebrea dentro un mondo arcaico dalla spiritualità ancora primitiva, Paolo Zucca la incarna, per scoprire chi fosse questa donna la cui vita è stata intenzionalmente cancellata per farne un grido del cuore, il grido della fede: "Santa Maria, Madre di dio!".


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Marcello Mio


Regia di Christophe Honoré.
Con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Nicole Garcia, Benjamin Biolay.

 

Dopo una sigaretta e una canzone, Chiara Mastroianni si veste da uomo e 'diventa' suo padre Marcello. Davanti allo specchio si incolla i baffi, infila gli occhiali e il cappello e si mette a parlare in italiano.

Fuori Parigi scorre sotto i suoi passi, intorno i suoi cari si inquietano. Il suo gesto interroga, infastidisce e turba sua madre, Catherine Deneuve, i suoi ex più emblematici, Benjamin Biolay e Melvil Poupaud, e la regista Nicole Garcia, che con Chiara progettava di girare un film.

Soltanto Fabrice Luchini, partner di casting, si mostra entusiasta alla maniera di un bambino, prende il gioco sul serio e abbraccia il senso di meraviglia che ne deriva. Alla 'commedia umana' si aggiungono un soldatino britannico, che attende invano il ritorno dell'amato, e un cocker, 'ponte' tra Roma e Parigi, tra il ruolo e la vertigine d'identità.

Non c'è giornalista francese o straniero che non abbia chiesto prima o poi a Chiara Mastroianni di parlargli di suo padre e di sua madre. E Chiara probabilmente ha risposto sempre, dissimulando l'ineluttabilità della domanda dietro l'humour.

Ma l'ironia non l'ha mai messa al riparo da quello che evidentemente è il suo tallone di Achille. Marcello mio prova a esorcizzare quella vulnerabilità, a lavorare sull'idea di essere 'figlia di...'. Siamo tutti figli di qualcuno, in cui abbiamo spesso l'impressione di riconoscerci, magari in un gesto o in un'espressione. Non tutti possono essere la figlia di Catherine Deneuve e Marcello Mastroianni.

E in quella singolarità sta tutta la questione e tutto il film di Christophe Honoré. Nel confine tra intimità ed esposizione sotto i riflettori del cinema e dei media, nel confine che separa gli uomini dalle donne, i genitori dai figli, i padri dalle figlie, un Paese dall'altro, una lingua dall'altra, tutto si mette in moto.

Parte da qui Marcello mio e da una fontana, quella di Saint-Sulpice, per disegnare il ritratto di Chiara Mastroianni, figura maggiore del cinema di Honoré, stanca di essere costantemente riportata alla sua condizione di 'figlia di'. Dopo uno spot pubblicitario in cui incarna Anita Ekberg e invita nella fontana il fantasma di suo padre, dopo l'ingiunzione di Nicole Garcia durante un'audizione ("ti vorrei più Mastroianni che Deneuve!"), Chiara si prende per Marcello e 'infila' con la giacca una fantasia comica, struggente e cinefila.